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C'era una volta ... (una speranza)


Questo sito nasce dall' estrema esigenza di dare sfogo ad una voce che ultimamente assomigliava troppo al "beeeeeeee" ormai comune.

Un giorno mi "svegliai" e la mia voce assomigliava a quella di milioni di italiani che lamentandosi si trovava sempre e comunque parte del branco inpecorito che ormai soggiaceva ai voleri dei pastori che loro stessi avevano nominato.
Mi ero sinceramente un pò stancata del filettino d'erba sventolante in mano al pastore come una sorta di rubabandiera miserevole al quale tutte le pecore concorrevano sentendosi anche miracolate nell'arrivare ad esso, quando scoprii che il latte e il formaggio prodotto da noi stesse, arrcchiva proprio quel pastore (padrone). Il termine padrone non nasce da un'accezione totale del significato della parola in se ma da una condizione di obbligatorietà reale nel quale le pecore italiane si trovano senza diritto di replica.
E vi assicuro che belare è la cosa che riesce meglio a tutti gli italiani. c'è chi lo fa cantando chi sbraitando... e qualcuno ha il coraggio di chiamarla libertà, quando in realtà quei belati rimangono sempre inascoltati.

Che bella libertà! Potersi muovere in gabbia!

Spero vivamente che questo belato tra migliaia di altri arrivi finalmente a qualche orecchio in grado di ascoltarlo e di cambiare le cose, a partire dalla coscienza delle pecore!


Questo spazio si prefigge l'unico scopo di informare e raccogliere leggi e privilegi a volte da me (e forse non solo) reputate ingiustizie politiche e sociali. Di ogni articolo sarà citata la fonte con relativo link, e saremo inoltre aperti a qualsiasi segnalazione del caso.

Piccola legenda del prato:

 
  Notizia da belato INCREDULO (della serie che pur essendo italiani c'è limite a tutto)  
  Notizia da belato QUOTIDIANO (della serie che basta leggere più approfonditamente i quotidiani)  
  Notizia da belato RASSEGNATO (della serie che forse non c'è speranza...)  
       
 
 
 

 

Tratto Dal Blog di Beppe Grillo..

Le finestre rotte (parole sacrosante)

La finestra rotta, dall’inglese 'broken window', descrive un comportamento sociale. Se viene spaccata la finestra di un edificio è probabile che ne verrà spaccata un’altra. Se le finestre rotte sono due le probabilità che se ne aggiunga una terza aumentano. Se la finestra è invece riparata, il processo di solito si ferma.
L’Italia è il Paese delle finestre rotte. Ogni volta che una nuova finestra viene danneggiata c’è subito la fila per:
- romperne un numero illimitato
- trovare una giustificazione per il nuovo comportamento antisociale
- e, se necessario, legalizzarlo
La legalizzazione del comportamento antisociale, detto più semplicemente reato, dipende dalla sua dimensione. Più gente pratica il reato, più è probabile che il Parlamento legiferi per renderlo ammissibile, o almeno non punibile.
Di norma però questo non è necessario. E’ sufficiente alzare il livello di tolleranza. Oppure inserire dei procedimenti di natura burocratica per bloccare eventuali rimostranze e denunce. Se qualche ingenuo cittadino protesta gli vanno spiegate le regole della convivenza incivile. Dargli del populista, demagogo, qualunquista aiuta. Pretendere l'applicazione della legge nel caso in cui non sia rispettata in Italia è un esercizio antidemocratico, un po’ fascista.
Ogni giorno si esplorano nuove vie, nuove finestre rotte. I pionieri, se riescono a fare proseliti, diventano persone di successo, intoccabili. Talvolta latitanti. Può succedere che gli siano perfino intitolate piazze e vie. E siano chiamati statisti.
L’italiano è antropologicamente affascinato dalle finestre rotte tranne in un caso: quando la finestra rotta è sua. Ma, in questo caso, dopo l’indignazione iniziale, si rassegna e va alla ricerca di una pietra

 
 
     
     
     
     
     
   
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